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Blog - Concettina Elio dottoressa flebolinfologia
 

Combattere l’insufficienza venosa degli arti inferiori si può!
Informazioni utili e cose da sapere

L'Intervista. Lipedema e Alimentazione: ne parliamo con la Dott.ssa Sara Rucci

L'Intervista. Lipedema e Alimentazione: ne parliamo con la Dott.ssa Sara Rucci

Come sapete, le patologie di cui mi occupo richiedono spesso la collaborazione di diversi specialisti per raggiungere i risultati attesi dal programma terapeutico. 

L'obiettivo è creare un team di professionisti selezionati da poter coinvolgere con facilità nei casi da trattare per garantire ai pazienti un percorso sereno nell'affrontare la patologia dalla quale sono affetti.
In una precedente intervista, vi ho presentato la dott.ssa Marina Viberti, fisioterapista esperta in linfodrenaggio. In questo colloquio conosceremo invece la Dr.ssa Sara Rucci, Biologa Nutrizionista, e con lei parleremo di lipedema e di come un’alimentazione adeguata sia elemento essenziale del programma terapeutico per trattarlo.

 

Perché l’alimentazione è così importante nel trattamento del lipedema?

Le cause primarie del lipedema non sono ancora ben chiare, ma si conoscono i fattori che contribuiscono al suo sviluppo, alla sua progressione e all’instaurarsi di complicanze che possono peggiorare in maniera sostanziale la qualità della vita delle pazienti:  

  1. crescita anomala del tessuto adiposo
  2. alterazioni nella segnalazione degli ormoni sessuali femminili (estrogeni)
  3. alterazione del drenaggio tissutale e danni a carico dei vasi
  4. aumento dell’infiammazione locale

Tutti aspetti sui quali la nutrizione può dare un aiuto importante. È però necessario un cambio di mentalità. Non bisogna pensare ad approcci dietetici esclusivamente restrittivi, che si rivelano spesso fallimentari perché, anche quando efficaci in termini di “perdita di peso”, portano ad un peggioramento della disproporzione tra parte alta e parte bassa del corpo, tipica del lipedema. Ciò avviene poiché nelle scelte nutrizionali non si tiene conto della difficoltà di dover lavorare su un tessuto adiposo non sano e in un certo senso “inaccessibile”. 

 

Quali caratteristiche deve avere l’alimentazione della paziente con lipedema?

Elaborare un piano alimentare per una paziente con lipedema richiede un’attenta personalizzazione. Bisogna concordare con la paziente i suoi obiettivi e cosa è disposta a fare per raggiungerli, valutare eventuali altre patologie o disturbi da cui può essere affetta e calare nella sua realtà quotidiana la strategia che si sceglie di mettere in campo. 
È possibile però definire dei tratti comuni:

  • Attenzione alla qualità dei cibi: evitare alimenti conservati e industriali e preferire alimenti freschi e di stagione, carni da animali allevati al pascolo, pesce pescato e uova da allevamento biologico (codice 0). Queste scelte indicate per la salute della popolazione generale, nelle pazienti con lipedema diventano irrinunciabili
  • Evitare cibi ricchi in estrogeni (soia e derivati, carni da allevamenti intensivi, ecc.) e materiali in grado di rilasciare sostanze che interagiscono con i recettori di questi ormoni, i cosiddetti interferenti endocrini. Restando nell’ambito dell’alimentazione, evitare le stoviglie in plastica sostituendole con materiali inerti come il vetro e la ceramica
  • Impostazione di una strategia che abbia forte azione antinfiammatoria. Oltre alle scelte qualitative già citate, bisognerà mantenere un buon rapporto tra omega 3 e omega 6 e contrastare l’insulino-resistenza, fenomeno alla base della gran parte dei disturbi del nostro tempo, che gioca un ruolo importante nell’ iinfiammazione. Bisogna pertanto mantenere bassi livelli (e se possibile molto bassi) di zuccheri semplici e moderati livelli di carboidrati complessi, preferendo le proteine e i grassi buoni

 

Quali sono le diete che possiamo considerare anti-infiammatorie?

Sono diversi gli approcci anti-infiammatori che si sono dimostrati utili nel lipedema: la dieta Paleo, la dieta RAD, la dieta mediterranea modificata e, dulcis in fundo, la più promettente: la dieta chetogenica. La dieta chetogenica ha lo svantaggio, a mio parere, di essere al momento considerata “di moda” e per questo spesso abusata e non adeguatamente cucita addosso ai pazienti. Si tratta infatti più che di una dieta, di una grande classe di diete accomunate dal basso contenuto in carboidrati (inferiore a 50 g o in alcuni casi a 30 g al giorno) e per lo più iperlipidiche. È uno strumento dalle molteplici applicazioni, molto potente se gestito correttamente ma che può rivelarsi anche dannoso se applicato senza conoscerne le controindicazioni e le accortezze necessarie per permettere al paziente di trarne tutti i benefici. Quando si propone la dieta chetogenica alla paziente con lipedema, bisognerà tener conto di tutti gli elementi che intervengono nell’instaurarsi della patologia e che vanno contrastati:

  • evitare di sovraccaricare il sistema linfatico, per cui bisognerà scegliere adeguatamente la tipologia di grassi da introdurre, preferendo quelli a corta e media catena (es. burro chiarificato, olio di cocco, avocado)
  • permettere al fegato di svolgere al meglio la sua attività di centralina del metabolismo e di detossificazione introducendo, ad esempio, una buona quantità di crucifere (come broccoli e cavoli) e alimenti ricchi in omega 3 (come il pesce azzurro e le noci)
  • preservare o ripristinare l’integrità della mucosa intestinale e i delicati equilibri del microbiota intestinale (l’insieme dei batteri che popolano quest’organo fondamentale). In quest’ultimo caso gli aspetti da valutare sono davvero molti. Per semplicità possiamo dire che è buona prassi introdurre alimenti prebiotici (tra cui le fibre) e probiotici (prodotti fermentati come yogurt, kefir, crauti, ecc.) ma ogni caso va valutato singolarmente. È molto frequente che la paziente con lipedema sia anche affetta da disturbi intestinali e sensibilità ad alcuni alimenti e tra questi il glutine. È inoltre particolarmente frequente la presenza di ipotiroidismo che richiede ulteriori accortezze. 

 

Cosa direbbe ad una paziente con lipedema?

Come abbiamo visto, l’alimentazione per la paziente con lipedema è tutt’altro che banale. Non appena avuta la diagnosi, soprattutto se si ha la fortuna di averla quando non sussiste una condizione di sovrappeso o obesità, è possibile evitare molte delle complicanze della patologia. Attraverso un intervento personalizzato che mi piace definire “sartoriale” si può costruire un’alimentazione che aiuterà la paziente a stare sempre meglio cercando di andare incontro alle sue necessità dal punto di vista organizzativo e sociale e anche alle sue preferenze.  In tempi relativamente brevi le pazienti riferiscono una totale remissione del dolore e pian piano osservano il cambiamento dell’aspetto delle loro gambe con stupore.  Per noi professioniste, far raggiungere questi obiettivi è un’immensa soddisfazione soprattutto perché si tratta spesso di pazienti disilluse da precedenti percorsi terapeutici fallimentari e che da tempo vivono il proprio corpo con disagio. Noi crediamo che vadano guidate e supportate con la delicatezza che merita chiunque abbia un problema di salute e stia cercando un supporto concreto. Il loro sorriso ci dice che siamo sulla strada giusta.   

 

Vi racconto come ci siamo incontrate...

Mi piacerebbe tanto riuscire a raccontarvi il giorno in cui io e la Dr.ssa Rucci ci siamo conosciute, ma ahimè è così lontano che ormai non lo ricordo più!
Eravamo due ragazzine di forse 12 anni più o meno che iniziavano a giocare a pallavolo e che non sapevano che avrebbero trascorso la vita insieme. Una vita da agoniste anche nel lavoro... fianco a fianco con immensa stima reciproca per combattere insieme per una causa comune: provare ad aiutare ogni giorno e con ogni mezzo a noi possibile chiunque varchi la porta del nostro studio con la speranza di trovare una soluzione al proprio problema.

 

Riferimenti della Dott.ssa Sara Rucci
Biologo Nutrizionista Laurea di II livello in Scienze della nutrizione umana
Master in nutrizione e fitness sportivo
Riceve su appuntamento: 329 564 28 04

 

Trattamento integrato del lipedema degli arti inferiori: unica strada per il successo terapeutico

Trattamento integrato del lipedema degli arti inferiori: unica strada per il successo terapeutico

Quante volte vi è capitato di dire o di sentir dire “ho le gambe grosse di costituzione” oppure “dimagrisco sopra ma le gambe restano sempre uguali” oppure “ho le gambe di mia mamma”? Spesso però ciò che sembra essere una condizione di “predestinati” non è altro che una patologia non diagnosticata o poco conosciuta. È quanto accade nella maggior parte dei casi di lipedema, argomento a me molto caro.
Vedremo insieme cos’è, come riconoscerlo e soprattutto come trattarlo, poiché la sua cura richiede tanto impegno e dedizione.

Lipedema: cos’è

Il lipedema è una patologia cronica, di natura genetica, dalla quale non si guarisce ma che si può tenere sotto controllo ed evitare che progredisca in maniera eccessiva.  Colpisce il connettivo sottocutaneo, nel quale si manifesta una bizzarra e variabile proliferazione di tessuto adiposo, in associazione o come conseguenza di un’infiammazione cronica del connettivo stesso. I dati relativi alle cause sono ancora poco chiari.  È  molto più frequente nelle donne e probabilmente ha una grande correlazione con l’azione degli ormoni sessuali. Compare infatti durante la pubertà e peggiora generalmente in gravidanza o in menopausa.

La diagnosi

Riconoscere il lipedema non è semplice, anche perché non ci sono ancora protocolli diagnostici da seguire o indagini strumentali che possono aiutare. La diagnosi è puramente clinica, si basa sullo studio della distribuzione e dell’aspetto del tessuto adiposo e soprattutto sulla sintomatologia riferita. Il quadro tipico è caratterizzato dal lipedema degli arti inferiori, che coinvolge soprattutto l’arto dal ginocchio in giù, dando alla gamba un aspetto “a tronchetto”,  senza mai interessare il piede. Le gambe sono molto dolenti anche alla minima pressione, presentano ecchimosi che si formano in seguito a piccole sollecitazioni e che durano per molto tempo, sembrano essere molto pesanti e a volte si ha anche difficoltà a riposare durante la notte.
Negli stadi più avanzati compaiono edema e ristagno linfo – venoso, la cute diventa fragile, tende ad infiammarsi facilmente e possono comparire complicanze come ulcere e linfangiti. Con gli anni, se non curato,  il paziente ha difficoltà a deambulare e può arrivare a quadri di elefantiasi. Il consiglio è di rivolgersi ad uno specialista che, con una visita accurata e in base alla propria esperienza, può riuscire ad individuare la patologia. 

Il trattamento

La terapia per il lipedema è davvero molto complessa. Prevede la collaborazione di più figure specialistiche e grande tenacia e dedizione dei pazienti, che spesso arrivano in ambulatorio dopo aver tentato i più svariati trattamenti. Il primo obiettivo da raggiungere per chi ne è affetto è la comprensione del problema, poiché si tratta di una patologia cronica, da cui non si guarisce. Si può però migliorarne molto l’aspetto e i sintomi e si deve soprattutto evitarne l’evoluzione che può diventare invalidante.

Il programma terapeutico più efficace prevede un protocollo di lavoro di  Fisioterapia Complessa Decongestiva, quindi drenaggio linfatico manuale, idrokinesiterapia, esercizio fisico sia dinamico che di lavoro sul tono muscolare, confezionamento di bendaggi elastocompressivi, utilizzo di tutori elastici dedicati. A questo, va associato uno schema di integrazione a base di sostanze decongestionanti e antiinfimmatorie come bromelina, curcuma, ippocastano, centella. È fondamentale seguire un piano alimentare per il controllo del peso, poiché il sovrappeso è uno dei fattori che maggiormente incide sulla progressione della patologia stessa. La terapia prevede generalmente una prima fase di lavoro intensivo al fine di raggiungere il miglior risultato clinico possibile e una seconda fase di mantenimento, in cui il paziente impara a gestire e a convivere con il lipedema.
In alcune condizioni cliniche particolari, in cui la patologia è agli stadi più avanzati e compromette la deambulazione, può essere consigliata la liposuzione, che deve però essere eseguita da esperti del lipedema. Come si può facilmente intuire,  è molto impegnativo per il paziente seguire tutto il percorso di lavoro consigliato, sia dal punto di vista organizzativo sia  dal punto di vista economico. Nella maggior parte dei casi lo specialista cerca il miglior compromesso possibile per ottenere quanti più risultati in poco tempo e ai minor costi, poiché purtroppo ancora non esiste una cura standardizzata i cui risultati sono certi.

  

Il mio messaggio per voi

Ultimamente scherzo spesso con i miei collaboratori dicendo che il nostro obiettivo è di vincere il Premio Nobel per la Medicina grazie alla scoperta della cura per il lipedema… una battuta ovviamente, ma solo perché le nostre cene, le nostre pause caffè, le nostre telefonate sono ormai incentrate quasi completamente su questo.
“Quale integratore possiamo inserire”, “quale piano alimentare è il più indicato in questo caso”, “quante sedute settimanali di linfodrenaggio sono necessarie con questa clinica”, “hai letto quel nuovo articolo”, “ti invio subito questa pubblicazione” … e così via a ragionare insieme sul lipedema per ore ed ore ed ore.
Abbiamo provato ogni sorta di programma alimentare anche su noi stesse, testato i più svariati integratori per capirne le sottili differenze. Portiamo calze elastiche di tutte le compressioni e modelli nel tentativo di essere di aiuto con la nostra esperienza personale e siamo disposte a stare interi giorni con bendaggi sulle gambe per capire come migliorarne l’efficacia. Spesso ci sentiamo stanche, perché le pazienti stesse lo sono e hanno difficoltà ad andare avanti con il trattamento… e poi ci sono i momenti di gioia infinita nel vedere una coscia e una gamba completamente trasformate e il volto della paziente che torna a sorridere dopo averla salutata quasi in lacrime al momento della diagnosi. 
Non si tratta di una patologia per cui si rischia la vita, ma è anche vero che può modificare molto la qualità della vita stessa. Il sorriso di una paziente che ha ritrovato la serenità nella sua femminilità vale tutto il lavoro speso per vederlo.

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La Trombosi Venosa Superficiale: cos’è e come trattarla

Come già anticipato nell’articolo di Maggio, l’arrivo del caldo è purtroppo il momento più complicato per i nostri arti inferiori e la probabilità di sviluppare una complicanza dell’insufficienza venosa cronica (ulcere, trombosi, emorragie etc…) diventa molto alta.
Dopo aver cercato di capire meglio cos’è un’ulcera e come curarla, proviamo a fare chiarezza su cos’è una Trombosi Venosa Superficiale (TVS), più comunemente chiamata “flebite”. La Trombosi Venosa Superficiale (TVS) è l’infiammazione di una vena del nostro sistema venoso più superficiale. Colpisce maggiormente gli arti inferiori, coinvolgendo la Vena Grande Safena nella maggior parte dei casi (60 – 80%), meno la Vena Piccola Safena (10% - 20%) o altre vene collaterali (10 – 20%). Può tuttavia svilupparsi, anche se molto più raramente, negli arti superiori e sull’addome. Le donne sono più colpite degli uomini, l’età media è approssimativamente intorno ai 60 anni. 

Le cause

La causa principale della TVS degli arti inferiori è la presenza di vene varicose. Il sangue all’interno di una vena varicosa ristagna e tende a formare un piccolo trombo che rende la vena stessa un cordoncino duro e molto dolente, diventando ben visibile sulla zona interessata, che tende ad arrossarsi.
Nelle TVS senza fattori di rischio evidenti, migranti o ricorrenti, e in assenza di vene varicose, si può sospettare la presenza di condizioni patologiche sottostanti quali malattie autoimmuni, tumori, trombofilia congenita.
Ulteriori fattori predisponenti possono essere obesità, gravidanza, contraccezione orale, terapia ormonale sostitutiva, lunghi viaggi in aereo, chirurgia recente.
Se notate la comparsa di tumefazioni o avvertite dolore in corrispondenza di una vena e avete uno dei fattori di rischio sopraelencati, il consiglio è di rivolgersi a uno specialista per effettuare una visita di controllo.

La Diagnosi

La diagnosi della Trombosi Venosa Superficiale viene stabilita prima di tutto sulla base dei segni clinici: dolore localizzato, indurimento, calore e rossore lungo il decorso anatomico della vena superficiale e/o presenza di un cordone palpabile.
L’esame ultrasonografico, l’ecocolordoppler, permette poi di confermare la diagnosi clinica, consente di misurare l’estensione del trombo e la sua localizzazione rispetto ai collegamenti con il sistema profondo.

Le complicanze

Le complicanze tromboemboliche rappresentano il principale problema delle TVS, anche se la frequenza di associazione è ancora controversa. Può succedere che il trombo presente nella vena superficiale si estende progressivamente al sistema venoso profondo attraverso la giunzione safeno – femorale o safeno – poplitea o attraverso le vene perforanti. In questo caso, il rischio di embolia polmonare ovviamente è molto più alto.
Per questi motivi, la Trombosi Venosa Superficiale è una condizione clinica che va trattata nel più breve tempo possibile, sia per prevenire l’estensione del processo trombotico ai vasi venosi profondi, sia perché comporta grande disagio per il paziente a causa di una sintomatologia all’esordio spesso invalidante.

Il trattamento

Nella maggior parte dei casi, la TVS regredisce in pochi giorni. Per contrastare il dolore ed evitare l’eventuale comparsa di febbre si interviene con l’utilizzo dei farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS). Indossare immediatamente una calza elastica idonea accelera il processo di riassorbimento del piccolo trombo, riduce il gonfiore ed il rischio di peggioramento del quadro iniziale. Per ridurre l’infiammazione, è indicato assumere flebotropi a base di diosmina, troxerutina, centella, bromelina, sostanze naturali che hanno, tra le altre, anche proprietà antinfiammatorie. In presenza di TVS molto estese si utilizzano Eparine a Basso Peso Molecolare (EBPM).
Per favorire il processo di guarigione, è indispensabile fare lunghe passeggiate. In questo modo si evita il ristagno del sangue all’interno del circolo venoso e se ne accelera il flusso, così che il trombo possa riassorbirsi più velocemente.

Ma come già sapete, concedersi camminate con regolarità è un toccasana in ogni situazione ed è quindi ideale acquisire questa abitudine per aiutare il nostro corpo a stare bene!

  

Il mio messaggio per voi

Credo che la parola “flebite” sia in assoluto tra le più gettonate in ambito medico. Sono certa che a chiunque tra voi sia capitato almeno una volta di sentirsi dire, in risposta ad un banale “ho male ad una gamba” di stare attenti perché “forse è una flebite”.
Al contrario però di quanto si pensi, la flebite non è così comune, ma nella maggior parte dei casi viene confusa con altri disturbi. Paradossalmente, potrei dire che di 20 pazienti che varcano la porta del mio ambulatorio per una sospetta flebite, ne confermo la diagnosi a uno solo (a volte nemmeno)!
Come avete potuto leggere, la flebite ha dei sintomi ben precisi e se resta localizzata non è nemmeno una patologia per cui allarmarsi troppo. Va sicuramente trattata con tempestività e nel modo più corretto, ma non deve generare ansia!
E, cosa ancora più importante: ha un esordio ed una guarigione. Non esistono flebiti che durano da 10 anni!
Spero di essere riuscita a fare un po’ di chiarezza su questo grande “spauracchio” della medicina. Ora più che mai, visto che,  in piena campagna vaccinale anti – Covid, è diventato argomento delle più svariate conversazioni.

I benefici dell’acqua per il trattamento dell’edema: alcuni consigli per l’estate

I benefici dell’acqua per il trattamento dell’edema: alcuni consigli per l’estate

L’estate è arrivata e, sebbene sia una stagione meravigliosa, per i nostri arti inferiori è la più difficile da affrontare. L’aumento delle temperature, infatti, favorisce la vasodilatazione periferica e le gambe tendono più facilmente a gonfiarsi, sembrano più stanche e pesanti e spesso la sera l’unica soluzione che ci viene in mente è quella di metterle in frigo!
Il gonfiore e il conseguente aumento del dolore rendono un’impresa da eroi anche indossare la calza elastica e a volte sembra un miraggio infilare i nostri sandali gioiello preferiti per trascorrere una serata rilassante tra amici.
Come possiamo provare ad evitare tutto questo e goderci al meglio la bella stagione? Usiamo il mare e lasciamoci coccolare dai benefici dell’acqua! 

 

I benefici dell'acqua

L’acqua è un elemento prezioso per il nostro benessere e ci aiuta sia fisicamente sia psicologicamente a curare molte patologie legate al sistema venoso e linfatico. L’esercizio in acqua, grazie alle infinite proprietà chimico – fisiche di questo elemento, permette di raggiungere molti dei seguenti obiettivi:

  • diminuzione del dolore e del senso di pesantezza
  • prevenzione delle deformità e delle contratture
  • mantenere o aumentare la forza e il ROM (Range of Motion)
  • favorire il cammino indipendente e l’autonomia negli spostamenti e nelle attività funzionali
  • migliorare la forma dell’andatura, la postura, la biomeccanica del corpo e il metabolismo dei tessuti
  • ridurre spasmi e contratture muscolari, la reazione abnorme allo stiramento, l’edema e le insufficienze respiratorie
  • aumentare la coordinazione

La terapia in acqua, affiancata al trattamento con bendaggi e con esercizi “a secco” sta finalmente prendendo piede anche in Italia ed è chiamata idrokinesiterapia. Attualmente è utilizzata soprattutto nelle fasi post – intervento in chirurgia ortopedica con risultati estremamente positivi, ma sono moltissime le strutture che piano piano stanno allargando i propri campi di applicazione.

 

Consigli per esercizi al mare

Se avete la possibilità di raggiungere il mare, non lasciatevi sfuggire l’occasione di una terapia a cielo aperto e completamente naturale, per dare al vostro fisico e alla vostra psiche una ritrovata serenità! Si tratta di esercizi di base per aiutare il corpo a muoversi con maggiore libertà che ovviamente non sostituiscono il trattamento con il professionista, ma possono coadiuvarlo.
Cominciate dalle camminate in acqua alta, fino almeno all’ombelico, su fondo sabbioso, che permettono di attivare le pompe muscolari degli arti inferiori in modo molto più efficace di quanto non riesca la camminata su strada. Il corpo in acqua è più leggero e quindi sentirete subito una sensazione di relax su tutto il corpo, che vi consentirà il movimento senza alcuno sforzo.
L’esercizio in acqua infatti, consente di effettuare i movimenti in assetto di galleggiamento che determina la riduzione del peso corporeo perché l’acqua, per il principio di Archimede, tende a spingere il corpo verso l’alto. Questo comporta una agevole deambulazione anche alle persone obese o che hanno patologie da sovraccarico del rachide, dell’anca, del ginocchio e della caviglia: in acqua è possibile spostare il corpo senza gravare troppo sulle articolazioni. La pressione idrostatica invece  “spreme” cute e sottocute con una forza che diminuisce man mano che si sale dalla caviglia alla coscia, funzionando come una calza elastica o come un drenaggio linfatico manuale.
Lo stato di benessere totale che vi troverete a vivere è fondamentale anche dal punto di vista neurofisiologico, perché il vostro corpo produrrà le β- endorfine, gli ormoni del piacere, che faranno scomparire la sensazione di stanchezza, il dolore localizzato, il formicolio e tutti quei sintomi derivanti dal sovraccarico del sistema linfatico e venoso.
Quando la camminata in acqua alta è diventata per voi facile da eseguire con costanza, potete introdurre piccoli esercizi per ottimizzare i risultati, come sollevare in modo alternato gli arti (come in una marcia) o allungare la falcata. Se riuscite ogni tanto sollevatevi sulle punte e fate qualche passo in questo modo e quando l’acqua non avrà più segreti per voi potrete passare ad esercizi un pochino più complicati come mantenere posture prolungate per qualche minuto (per esempio prima su un piede e poi su un altro).

Se infine avere l’acqua fino alle spalle non vi genera disagio, potete sfruttarne i benefici anche per migliorare la motilità di spalle e braccia, magari roteandole in modo alternato, o sollevandole per brevi ripetizioni.

Vi posso garantire che, se non riuscite a fare gli esercizi, anche solo 30 minuti di camminata relax al giorno in acqua fino all’ombelico, migliora moltissimo il drenaggio dei tessuti, il tono muscolare e anche quello dell’umore, soprattutto se con voi passeggia qualcuno che vi fa divertire!

  

Il mio messaggio per voi

Ho la fortuna di essere nata in una città che ha il suo cuore in una rocca nel mare. Il “mio mare” è bello, pulito, tranquillo e ancora non troppo affollato. Condizioni ideali per usarlo come terapia! Di solito, ai pazienti che vengono a fare una visita da Aprile a Ottobre concludo sempre dicendo che abbiamo la possibilità di sfruttare un farmaco immenso, che non ha un costo né un tempo né uno spazio…è solo lì ogni giorno ad ogni ora ad aspettarci e si chiama “mare”…perché non assumerlo quotidianamente??

 

Ulcera venosa: come ottenere risultati a breve termine

Ulcera venosa: come ottenere risultati a breve termine

L’arrivo del caldo è il momento più complicato per i nostri arti inferiori. Le gambe si gonfiano e diventano pesanti, le vene si dilatano più del solito e la probabilità di sviluppare una complicanza dell’insufficienza venosa cronica (ulcere, trombosi, emorragie etc…) diventa molto alta. Per questo motivo, durante il periodo estivo vi parlerò un po’ meglio di queste eventualità, di come curarle e soprattutto di come poterle prevenire!
Cominciamo dall'ulcera venosa, la complicanza più difficile da trattare e anche, purtroppo, la più dolorosa.

 

Cos'è l'ulcera venosa?

L’ulcera è una lesione cutanea cronica che non tende alla guarigione spontanea, che non scompare prima di 6 settimane e che recidiva con elevata frequenza.
L’ulcera venosa è una complicanza dell’insufficienza venosa cronica. Ha una forma prevalentemente circolare o ovale e si presenta solitamente come una perdita di sostanza, con il fondo ricoperto da un liquido giallastro, con margini ben definiti e circondati da cute rossa, scura e dura. Può variare in dimensioni e sede, ma generalmente si sviluppa nella regione mediale del terzo inferiore di gamba, poco più su della caviglia nella parte interna. L’intensa risposta infiammatoria prolungata che scatena genera danno alle strutture nervose locali e di conseguenza aumento della sensibilità e del dolore, che diventa molto intenso anche al minimo stimolo.

 

Come si forma e perché

L’insufficienza venosa cronica non trattata, comporta ristagno di sostanze tossiche per la cute e difficoltà di azione delle difese immunitarie locali. La pelle diventa quindi molto esposta a ferite che inizialmente sono piccole e banali e che poi tendono a peggiorare di giorno in giorno diventando sempre più grandi, profonde e dolorose. Queste lesioni possono restare aperte per anni e diventare la routine per il paziente che ne è affetto. Quando, invece, un’ulcera guarisce, nella sede della lesione la cute viene sostituita da una cicatrice, che a volte può essere piuttosto estesa. La zona della cicatrice è meno elastica della cute normale e quindi può, ancora più facilmente, diventare una nuova ulcera, innescando così un circolo vizioso che rende per questo il problema ancora più difficile da gestire.  

 Ulcera venosa

 

Trattamento

Le ulcere venose rappresentano, da sole o in associazione, ben il 75% di tutte le lesioni trofiche dell’arto inferiore e nonostante queste stime, spesso purtroppo vengono trascurate o curate in modo del tutto inadeguato.
Il trattamento di un’ulcera venosa ha diversi obiettivi:

  • a guarigione della lesione 
  • il miglioramento della qualità della vita del paziente
  • la prevenzione delle recidive


La guarigione della lesione prevede un approccio integrato, poiché bisogna trattare la causa, ovvero l’insufficienza venosa cronica, e spesso l’edema di gamba che ne consegue.
Bisogna inoltre riuscire a mantenere la lesione pulita e a stimolarla a formare una nuova cute. Per questo è necessario assumere farmaci o integratori che aiutano il microcircolo e la riduzione dell’edema, è indispensabile utilizzare una compressione elastica che può essere un bendaggio o una calza a seconda del quadro clinico ed è ideale far medicare la lesione da personale esperto che conosce la gestione delle varie medicazioni a disposizione per le varie fasi di guarigione.
Se necessario si possono effettuare innesti di cute in centri specializzati. Affinché la qualità della vita migliori è bene impostare una buona terapia del dolore, se possibile, e soprattutto cercare di sostenere il paziente durante il percorso di guarigione, che spesso è complicato e fatto di alti e bassi, incoraggiandolo e convincendolo che piano piano andrà sempre meglio.
Per prevenire le recidive, dopo la guarigione, bisogna insegnare al paziente come gestire l’edema con un’adeguata calza elastica, se è possibile bisogna correggere l’insufficienza venosa cronica ed è fondamentale mantenere la cute delle gambe sempre ben nutrita ed idratata. È di ulteriore aiuto mantenere il peso ideale, svolgere costante attività fisica e seguire un’alimentazione corretta.

 

Il mio messaggio per voi

In Italia, secondo gli ultimi dati dell’Associazione Italiana Ulcere Cutanee, ci sono più di 2 milioni di persone che nel corso della loro vita soffriranno di lesioni cutanee croniche. Ogni volta che un paziente con ulcera varca la soglia del mio ambulatorio inizia per me una grande sfida. Di solito, prima ancora di iniziare la visita, faccio sedere la persona che ho di fronte e le chiedo “quanto vuole impegnarsi per guarire?”
Da quel momento iniziamo insieme un percorso, a volte breve, a volte lungo, a volte facile, a volte difficile, ma che per la sua intensità resta in me per sempre…

 

 

Parliamo di linfodrenaggio con la fisioterapista Marina Viberti

L'intervista. Parliamo di linfodrenaggio con la dott.ssa Marina Viberti

Le patologie di cui mi occupo richiedono spesso la collaborazione con diverse figure professionali affinché il programma terapeutico necessario a trattarle porti il risultato sperato.
L'obiettivo è creare un team di professionisti di eccellenza a cui afferire facilmente così da garantire ai miei pazienti la serenità necessaria per affrontare la patologia da cui sono affetti.
Trovarne non è semplice… ma qualcuno sono riuscito a scovarlo ed è già all’opera nel mio studio!
Ve li presenterò piano piano, così da raccontarvi insieme come lavoriamo in ambulatorio.
Oggi cominciamo dalla Dr.ssa Marina Viberti, fisioterapista esperta in Drenaggio Linfatico Manuale sec. Scuola Vodder e nuove tecniche per il trattamento delle patologie flebo – linfatiche degli arti inferiori e superiori.

 

Cos’è il Drenaggio Linfatico Manuale?

Il Drenaggio Linfatico Manuale (DLM), più comunemente chiamato linfodrenaggio, è un massaggio manuale che, attraverso specifiche manovre, aiuta a drenare la linfa dai tessuti. In particolare, stimola la contrazione della muscolatura del linfangione, l'unità funzionale motoria propulsiva del sistema vascolare linfatico. Nei casi di lesioni di vie linfatiche, serve alla preparazione di nuove vie alternative di drenaggio, lavorando sull’attivazione delle anastomosi linfo – linfatiche e linfo – venose. Richiede una conoscenza profonda del sistema linfatico ed ha una tecnica di esecuzione ben definita e piuttosto complessa. Le scuole tradizionali di Drenaggio Linfatico Manuale sono quelle che danno seguito alle teorie del Dr. Emil Vodder, fisioterapista finlandese, che presentò il metodo a Parigi intorno agli anni Trenta e del Dr. Albert Leduc, medico belga, che rivisitò alcuni dettagli della tecnica Vodder. Io mi sono formata in una scuola Vodder, il mio linfodrenaggio si basa su quattro movimenti principali: a cerchi fermi, a presa rotatoria, attingenti e a pompa. Il massaggio viene eseguito lentamente e in maniera ritmica, esercitando una leggera pressione. Ogni movimento va ripetuto un numero preciso di volte. 

 

Come si svolge la seduta in ambulatorio?

La seduta di linfodrenaggio parte con l'osservazione del paziente. Mentre io osservo le condizioni cliniche delle sedi interessate, consiglio al paziente di eseguire esercizi per stimolare e migliorare la respirazione diaframmatica e prepararsi al massaggio, che ha una durata di circa 40/50 minuti.  La parte iniziale del massaggio prevede la stimolazione e quindi “l’apertura” delle stazioni linfonodali più grandi, partendo sempre da quelle del collo per arrivare a quelle più distali come inguine e cavo popliteo per gli arti inferiori. Si procede poi con l’esecuzione dei vari movimenti sopradescritti secondo un ordine di lavoro ben preciso, molto lento e cadenzato. Al termine dell'azione massaggiante, se necessario, viene confezionato sulla sede trattata un bendaggio elastocompressivo.
Nel corso della mia formazione successiva alla preparazione Vodder, ho studiato molti schemi di trattamento innovativi al fine di ottenere un risultato più incisivo. Per questo la mia seduta di Drenaggio Linfatico Manuale si conclude con mobilizzazioni passive e attive utili a migliorare l'escursione articolare e con esercizi isotonici per stimolare le pompe muscolari. I pazienti possono usufruire di attrezzi come pesetti, elastici e bastoni per ottimizzare il lavoro. Di recente ho iniziato a dedicarmi allo studio del LinfoTaping, ovvero dell’utilizzo di un tipo di cerotto particolare, come quelli colorati che usano gli sportivi per infortuni muscolari, che resta in sede per giorni e che viene applicato dopo la seduta di linfodrenaggio secondo uno schema specifico al fine di stimolare il sistema linfatico durante la quotidianità del paziente.

Qualcuno lo ha già provato ed ha trovato molti benefici!

 

 

 

Quando è necessario il Drenaggio Linfatico Manuale?

Le principali indicazioni di utilizzo del Drenaggio Linfatico Manuale sono:

Il linfodrenaggio può essere inoltre utilizzato anche in medicina estetica, per combattere gli inestetismi provocati dalla PEFS, la Panniculopatia Edemato Fibro Sclerotica, comunemente chiamata “cellulite”, un disturbo degenerativo del pannicolo adiposo, che si manifesta con il tanto odiato aspetto della pelle a “buccia d’arancia”.
Prima di effettuare qualsiasi trattamento è sempre preferibile rivolgersi ad un Medico che pone le indicazioni corrette per il trattamento. Il numero e la frequenza delle sedute, infatti, vengono generalmente stabilite in collaborazione con lo Specialista che ha effettuato la diagnosi e solitamente sono suddivise in due fasi: una fase intensiva, con sedute più vicine nel tempo, che hanno l'obiettivo di ridurre al massimo l'edema, ed una fase di mantenimento, con sedute distanziate nel tempo che diventano la routine del paziente. 

 

Quali prestazioni possono richiedere i pazienti?

Svolgo principalmente le seguenti prestazioni: 

  • Trattamento integrato del linfedema primario e secondario degli arti superiori e inferiori
  • Drenaggio Linfatico Manuale (DLM) secondo metodo Vodder
  • Bendaggio elastocompressivo
  • Ginnastica decongestionante
  • Massoterapia distrettuale
  • Kinesiterapia segmentaria

Per qualunque informazione, potete contattarmi al 3286873787.

 

Cosa ne pensi della nostra collaborazione? È una formula che funziona?

Il mio lavoro in ambito linfologico è in continua crescita ed evoluzione. Grazie alla collaborazione con la dottoressa Elio ho la possibilità di imparare e di aumentare le mie conoscenze. In studio, abbiamo spesso l'occasione di seguire gli stessi pazienti, monitorare le problematiche, valutare i risultati ottenuti e riadattare eventualmente la terapia. Si lavora in equipe dove ognuno mette in campo le proprie competenze. Quando ho la possibilità assisto alle visite della dottoressa durante le quali si presentano patologie diverse . Esistono edemi che possono sembrare simili ma poi con un attenta diagnosi si evidenziano origini diverse e da questo ne scaturiscono vari approcci terapeutici. È proprio il ragionamento clinico e la supervisione della dottoressa il valore aggiunto a questa mia nuova esperienza.

 

Vi racconto come ci siamo incontrate...

I miei studi e le mie esperienze lavorative mi hanno insegnato quanto il DLM sia fondamentale nel percorso dei miei pazienti. Quando, nel 2011, sono tornata a vivere a Termoli, cercavo disperatamente un fisioterapista che avesse seguito una formazione Vodder o Leduc, ma non riuscivo a trovarlo. Mi sentivo persa. Poi un giorno, qualcuno, non ricordo bene chi, mi ha dato il numero della Dr.ssa Viberti e ho prenotato la seduta come “Concettina”. Prima di iniziare il trattamento, la Dr.ssa Viberti mi ha chiesto come mai volevo fare una seduta, se ero stata visitata da un medico e se avessi delle patologie particolari e con calma e gentilezza mi ha spiegato cosa fosse il linfodrenaggio, a cosa servisse e cosa mi dovevo aspettare succedesse dopo.
Solo quando ha finito il suo racconto, ha intrapreso il DLM eseguito perfettamente secondo scuola Vodder. Verso la fine della seduta mi ha chiesto se era stato piacevole e se mi era chiaro quanto mi aveva spiegato.  Io le ho risposto: “Chiarissimo e complimenti! Sono una flebologa ma pochi miei colleghi avrebbero saputo fare altrettanto”
A questa mia affermazione lei è arrossita, imbarazzata e preoccupata di essere stata sufficientemente preparata.
Io, invece, mi ero appena innamorata del suo amore per ciò che faceva.
Ero felice: avevo trovato la MIA FISIOTERAPISTA!

 

 

 

 

 

 

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Concettina Elio medico chirurgo

Concettina Elio
Medico Chirurgo
Dottore di Ricerca in Flebologia
Clinica e Sperimentale

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